#INSPIREDBYVELAR

#INSPIREDBYVELAR

FRANCESCO DOMPIERI

CON FRANCESCO DOMPIERI È PARTITO IL COUNTDOWN PER LA DESIGN WEEK DI PARIGI.

Il frizzante designer italiano, in una lunga digressione sul tema del design, viene interpellato sul panorama del design in Italia. A tal proposito ci parla del suo approccio, piuttosto che di dettagli. Con l’ultima esibizione di #InspiredByVelar che si sta avvicinando, Dompieri risponde ad alcune domande circa il suo prodotto e sulle emozioni alla base della sua idea di design.
Puoi dirci perché non sei un fan delle definizioni, soprattutto quando si tratta di categorizzare le aree di lavoro e di design?
Se devo essere sincero, le definizioni non mi piacciono molto. Credo che una definizione debba venire dopo che qualcuno ha già creato qualcosa. Spesso la gente mi chiede se sono un minimalista. Non saprei, mi limito a creare qualcosa. Poi qualcuno viene da me e mi dice di cosa si tratta. A quel punto o sono d’accordo, oppure non lo sono.

Tralasciando le definizioni, pensi ci sia un approccio distintivo nel design italiano?
Penso ci sia una netta differenza tra come i designer e le aziende italiane gestiscono i brief rispetto a ciò che accade nei Paesi nordici. I designer italiani lavorano con molta passione e, qualche volta, i risultati passano in secondo piano. Ad esempio, potrebbero finire in situazioni imbarazzanti perché hanno progettato qualcosa che non era stato richiesto. Questo non significa che i designer del Nord Europa non amino sperimentare, ma sono di certo più concreti e più orientati al risultato.
Guardando indietro, ora che il concept alla base del progetto ha preso forma, qual è stata la sfida più complicata che avete dovuto affrontare?
Senza dubbio la gestione del tempo. Dovevamo realizzare esattamente ciò che avevamo in mente, tenendo sempre presenti le scadenze.

Quali sono stati i punti cardine alla base del concept? Puoi dirci qualcosa anche sulla loro esecuzione?
L’ispirazione è arrivata direttamente dall’auto, specialmente dal design degli esterni. Il nostro sforzo si è concentrato sul disegnare un oggetto che fosse direttamente collegato all’auto e non solamente ispirato ad essa. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo analizzato l’esperienza del guidatore e dei passeggeri, tenendo in considerazione tutti i sensi che giocano un ruolo primario in queste circostanze. Di certo usano vista, udito e tatto. Ma gli altri sensi? Specialmente l’olfatto era interessante per noi. Quando compri un’auto nuova, questa ha un odore unico che solitamente definiamo “odore di auto nuova”. Ogni auto nuova non offre necessariamente un odore piacevole e, naturalmente, progettisti e ingegneri spesso trascurano questa esperienza sensoriale.
Ora, per mettere in atto il nostro concept, abbiamo preso l’ispirazione visiva direttamente dall’auto stessa per progettare un oggetto che, da un lato, fosse in armonia con il design complessivo dell’auto, e dall’altro impegnasse l’olfatto del guidatore. Alla base di tutto c’è il fatto che ci siamo semplicemente innamorati della forma e delle linee dell’auto.
Puoi dirci qualcosa in più sulla vostra creazione? Magari sul design e sui materiali utilizzati?
Ogni auto ha caratteristiche visive distintive e in Velar la griglia è sicuramente una di queste. L’ispirazione è arrivata proprio da questa particolare caratteristica. Per quanto riguarda i materiali, abbiamo notato quanto fossero pregiati quelli utilizzati per Nuova Range Rover Velar. Naturalmente la gamma Range Rover è nata con una particolare inclinazione all’off-road; ma, negli anni, alla sua praticità e versatilità si è aggiunto il lusso. Penso che i progettisti siano stati in grado di creare dettagli sportivi con un tocco di eleganza, utilizzando materiali come il rame. Di conseguenza, stiamo utilizzando del metallo con finiture di lusso, placcate in oro, così come altri materiali tra cui la ceramica e la pelle.

La scelta dei materiali ha influito o ha reso necessario un adeguamento dei processi che normalmente utilizzate?
Come dicevo prima, la gestione del tempo ha rappresentato la sfida più grande. Così per la sezione metallica della nostra creazione abbiamo optato per la stampa 3D. Sono diversi i motivi per cui abbiamo fatto questa scelta. In primo luogo, per dar vita a progetti complicati in un breve lasso di tempo. In secondo luogo, per dare al nostro oggetto metallico una finitura che apparisse stravagante senza doverci confrontare con la complessità della placcatura in oro. È stata una novità per noi. In passato non era così semplice creare qualcosa di tanto impressionante, in particolar modo quando erano coinvolti materiali preziosi con solo un disegno a supporto.

Il progetto è stato sviluppato in-house o vi siete avvalsi di collaborazioni?
Sì, assolutamente. Abbiamo collaborato con uno dei nostri partner italiani, Bosa. Realizzano ceramiche artigianali di alta fascia e hanno prodotto la sezione in ceramica non verniciata del nostro oggetto. Per la sezione di stampa in metallo 3D abbiamo collaborato con Adder, una start-up che ha sede a New York. Potremmo dire che si sono incontrati la tradizionale manifattura italiana di alta fascia e la giovane start-up tecnologica Americana.
Qual è l’aspetto più appagante dell’essere un designer?
Direi vedere le proprie idee prendere vita. Partire da idee grezze che poi trasferiamo su un foglio in forma di schizzo prima di essere consegnato per la produzione. Vedere il tuo disegno in forma fisica, come parte del mondo tangibile, è una sensazione per me sempre nuova. È qualcosa di straordinario. In secondo luogo, si impara molto lavorando e interagendo con diversi fornitori. Ogni progetto ci offre l’opportunità di mescolare esperienze e competenze.

Spiegaci con quale processo si arriva al prototipo.
In questo studio, vedi, ci sono molti mobili. Il 90% di loro sono prototipi. Ogni volta che ne creiamo uno, lo mettiamo qui, interagiamo con esso e cerchiamo di migliorarlo. È incredibile come le persone possano interagire e reagire con un oggetto. A volte accade l’esatto contrario di ciò che si aspetta il designer, ma, alla fine dei conti, il design non esiste senza l’interazione delle persone.

Puoi spiegarci meglio?
Vedi, ogni persona interagisce con un oggetto in maniera diversa: non puoi saperlo a priori. Questo è un aspetto molto eccitante del nostro lavoro. Se si progetta una tazzina e la si consegna alle persone, noterai diversi utilizzi della stessa tazzina. E lo stesso vale per quasi tutti gli oggetti. Un designer può lavorare a tutto ciò che vuole, ma sarà l’utente finale a definire l’utilità dell’oggetto e le modalità d’interazione. È incredibile ciò che la gente fa con gli oggetti da te progettati.

Hai parlato di “progettare oggetti con un’offerta emotiva”. Pensi che questa idea sia applicabile anche all’industria automobilistica?
Personalmente non sono attivo nel mondo del design automobilistico, ma penso che sia un settore che non si limita alle esigenze utilitaristiche delle persone. Ogni prodotto offre una sensazione e le auto non sono da meno. Alcuni brand sono molto attenti all’offerta emotiva. Certo, alcune auto più piccole sono maggiormente pensate per essere agili e incontrare i bisogni delle persone, piuttosto che impegnarsi in una transazione emotiva con il guidatore. Una Range Rover, invece, punta molto sull’offerta emotiva.

Scopri di più sul lavoro di Francesco su www.nichettostudio.com

JAGUAR LAND ROVER ITALIA S.p.A. - Viale Alessandro Marchetti, 105 – 00148 Roma -  Tel. +39 06658531 – Fax +39 0665853701

I dati forniti provengono da test ufficiali del produttore eseguiti nel rispetto delle normative UE. Il consumo di carburante effettivo di un veicolo può variare rispetto ai risultati di tali test e i dati qui indicati hanno solo finalità comparative.